La guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina nel 2022 ha aggravato la crisi dei cetacei nel Mar Nero, con un aumento drammatico di spiaggiamenti e morti tra delfini e focene. Secondo un recente rapporto, come riporta il CEOBS – Conflict and Environment Observatory – nel 2022 si sono registrati 914 decessi nella parte occidentale del bacino, 2,2 volte superiori alla media del triennio precedente. Le specie più colpite sono la focena comune (59%), il delfino comune (26%) e il tursiope (10%), con ferite atipiche per la pesca accidentale, puntando il dito su cause belliche come inquinamento acustico da sonar e esplosioni, oltre a sversamenti tossici.
Il Mar Nero, un ecosistema già fragile per caccia storica, sovrapesca, inquinamento e cambiamenti climatici, ospita sottospecie endemiche di cetacei minacciate. La distruzione della diga di Kakhovka nel 2023 ha rilasciato acque contaminate da idrocarburi e metalli pesanti, superando i limiti UE nei pesci e scatenando fioriture algali. A ciò si aggiungono incidenti minori da impianti danneggiati, come porti e fabbriche, e sversamenti da navi della “flotta ombra” vicino allo stretto di Kerch, che hanno causato morti dirette tra i mammiferi marini.

Piano di recupero post bellico
In risposta, il comitato scientifico di Agreement on the Conservation of Cetaceans of the Black Sea, Mediterranean Sea and contiguous Atlantic area (ACCOBAMS, Accordo per la conservazione dei cetacei del Mar Nero, Mediterraneo e Atlantico contiguo) ha raccomandato, a dicembre 2024, un piano di recupero post-bellico. Il piano va oltre l’inquinamento acustico, includendo studi su eutrofizzazione, rischi infettivi, invasioni di specie aliene e impatti indiretti come costruzioni militari che alterano fondali e rotte navali. I cetacei, predatori apicali sensibili al suono per caccia e comunicazione, sono vitali per l’ecosistema che sostiene comunità costiere.
Le raccomandazioni principali prevedono ricerche approfondite su distribuzione, dati demografici e analisi post-mortem per identificare inquinanti e impatti sanitari. Si enfatizza il coinvolgimento di stakeholder, scienza cittadina e documentazione remota di incidenti marini. Cruciale il monitoraggio della pesca, specie in Turchia, dove quote aumentate per il rombo potrebbero elevare catture accidentali, con sforzi di pesca spostati a nord per la chiusura ucraina.
Tra le minacce specifiche: sonar che causano disorientamento e spiaggiamenti, mine alla deriva (centinaia dispiegate) con rischi da onde d’urto, e un aumento del 600% del traffico nel Delta del Danubio, alzando rumore, inquinamento e invasioni biologiche. Stati costieri come Turchia, Romania e Bulgaria dovrebbero collaborare per le bonifiche delle mine con valutazioni d’impatto sui cetacei.
Organizzazioni chiave coinvolte nel piano includono ACCOBAMS, che promuove conoscenze per ridurre minacce, e CEOBS, che gestisce il database WISEN Ukraine con oltre 200 incidenti marini analizzati da esperti come Linas Svolkinas. Contributi provengono anche da IUCN, Commissione del Mar Nero e istituti come lo Schmalhausen Institute of Zoology (con Pavel Gol’din). Si invoca supporto finanziario per gli esperti ucraini e regionali, data la scarsità di dati e accessi limitati dalla guerra.
Questo piano rappresenta una speranza per invertire il declino, ma richiede azione urgente internazionale per mitigare danni bellici e preesistenti, preservando la biodiversità di un mare unico, anossico oltre i 150 metri e culturalmente significativo.
Grafico: CEOBS.






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