Gli scienziati avvertono: stiamo entrando in un territorio inesplorato e potenzialmente irreversibile
Per la prima volta nella storia, un periodo triennale ha oltrepassato la soglia critica di 1,5 gradi di riscaldamento globale rispetto all’era preindustriale. Il 2024 ha toccato 1,55 gradi, mentre il 2023 e il 2025 si sono avvicinati pericolosamente al limite. Gli scienziati avvertono: stiamo entrando in un territorio inesplorato e potenzialmente irreversibile. Lo scrive Fred Pearce, in una sua analisi per Yale Environment 360.
L’obiettivo di Parigi, fissato nel 2015, appare ormai irraggiungibile. “La politica climatica ha fallito. L’accordo di Parigi è morto“, dichiara senza mezzi termini Robert Watson, ex presidente dell’IPCC. Il problema non è solo il superamento della soglia, ma il rischio concreto di innescare una serie di “tipping points” – punti di non ritorno – che potrebbero trasformare irreversibilmente il pianeta.
Groenlandia e Antartide occidentale
I segnali sono già evidenti: la Groenlandia perde 30 milioni di tonnellate di ghiaccio all’ora, un ritmo che potrebbe diventare inarrestabile proprio a 1,5 gradi di riscaldamento. Lo scioglimento completo della calotta groenlandese innalzerebbe i mari di sette metri. Anche la calotta antartica occidentale è a rischio di destabilizzazione permanente.
Ancora più preoccupante è il collasso dei “pozzi di carbonio” naturali che finora hanno assorbito circa metà delle nostre emissioni di CO2. Le foreste africane, che catturavano un quinto del carbonio terrestre, sono diventate fonti di emissioni. Gli oceani, sempre più stratificati, perdono capacità di assorbimento. Il risultato: nel 2024 si è registrato il più grande aumento mai osservato di CO2 atmosferico.
Effetto domino
Gli scienziati temono un effetto domino: lo scioglimento dei ghiacci groenlandesi potrebbe spegnere la Corrente del Golfo (AMOC), precipitando l’Europa in inverni estremi. Questo, a sua volta, potrebbe dare il colpo di grazia alla foresta amazzonica, liberando miliardi di tonnellate di carbonio. Le barriere coralline tropicali avrebbero già superato il loro punto critico, con una morte di massa prevista entro metà secolo.
Le conseguenze economiche sono devastanti: 2 trilioni di dollari di danni nell’ultimo decennio, un quinto della popolazione mondiale colpita. Ma questo è solo l’inizio. James Hansen, il climatologo che per primo lanciò l’allarme climatico nel 1988, prevede che potremmo raggiungere i 2 gradi già nel 2045.
Le soluzioni proposte appaiono inadeguate. La riforestazione richiederebbe terreni che non esistono: servirebbero 400 miliardi di tonnellate di CO2 da rimuovere per tornare a 1,5 gradi entro il 2100, cento volte più di quanto le foreste possano assorbire. La cattura industriale del carbonio resta proibitivamente costosa. La geoingegneria solare – ombreggiare il pianeta con aerosol stratosferici – potrebbe abbassare le temperature ma lascerebbe i sistemi meteorologici “permanentemente rotti”.
Il paradosso finale: fino alla conferenza ONU del 2025 a Belém, i governi non hanno nemmeno riconosciuto ufficialmente il problema del “superamento”. Solo la Danimarca ha fissato un obiettivo di emissioni negative. Gli Stati Uniti, secondo maggior emettitore mondiale, sono usciti dagli accordi climatici.
L’avvertimento degli scienziati è chiaro: senza azioni immediate per rimuovere carbonio dall’atmosfera, il superamento diventerà permanente e il sistema climatico entrerà in un’era di riscaldamento accelerato impossibile da fermare.
Foto: Ian Joughin / Università di Washington – Un flusso di acqua di disgelo sulla calotta glaciale della Groenlandia.





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