La coalizione 100% Rinnovabili Network, formata da esponenti di decine di Università e Centri di ricerca, di esponenti del mondo delle imprese, del sindacato e del terzo settore e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente e WWF, ha presentato uno studio sullo scenario 100% rinnovabili.
Il 100% del fabbisogno energetico
Le fonti energetiche rinnovabili (solare, eolica, idrica, biomassa, geotermica) sono amiche del clima, – si legge in una nota – disponibili, sicure e, se ben programmate e pianificate, sono a basso impatto ambientale ed economicamente convenienti. In Italia, come in altri Paesi, le rinnovabili sono in grado di soddisfare il 100% del fabbisogno di energia, sia attuale, sia dei prossimi anni, utilizzando in modo integrato le diverse fonti, adeguando e gestendo in modo intelligente le reti, governando la domanda e migliorando l’efficienza e il risparmio energetico, investendo in sistemi di accumulo, inclusi quelli in fase di sviluppo, di breve e di lunga durata.
Invece di accelerare, in modo adeguato, – prosegue la nota – lo sviluppo delle rinnovabili per arrivare alla piena decarbonizzazione della produzione di elettricità, il nuovo Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) prevede uno scenario di ritorno al nucleare a fissione, con la costruzione di Small Modular Reactor (SMR), di Advanced Modular Reactor (AMR) e di micro reattori, con una potenza di 0,4 GW al 2035, 2 GW al 2040, 3,5 GW al 2045 e 7,6 GW al 2050. I nuovi modelli di reattori nucleari a fissione, anche se più piccoli dei precedenti, generano comunque grandi quantità di isotopi altamente radioattivi, producono rifiuti radioattivi, pericolosi per molte migliaia di anni, contaminano impianti e siti per lunghissimi periodi, rendono gli impianti a rischio di incidenti che, anche se con una probabilità bassa, possono causare impatti devastanti.
La chimera nucleare
La disinvoltura con la quale, nell’attuale dibattito sul ritorno al nucleare, si trascurano, o addirittura si negano, impatti e rischi ambientali delle nuove centrali nucleari a fissione, è un indice di come in certi settori sia ancora bassa l’attenzione alla tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza.
Il ritorno al nucleare, ancora di più per un Paese che ne è uscito da molti anni, avrebbe un costo molto alto. I pochi nuovi reattori realizzati hanno comportato costi di gran lunga superiori a quelli previsti dal progetto iniziale. La costruzione di centrali nucleari è ormai talmente costosa da richiedere ovunque il sostegno dello Stato: in Francia la società che le costruisce e le gestisce, fortemente indebitata, è stata resa al 100% pubblica.
In Italia è in corso una campagna, condotta dalla lobby filonucleare, a senso unico, senza contraddittorio, che punta a far credere che, per decarbonizzare l’energia, sia necessaria una quota significativa di energia nucleare, negando l’evidenza, provata dal fatto che un grande Paese, la Germania, in prima fila nelle misure per il clima, le ha recentemente chiuse tutte.
Visto che la fattibilità e la sostenibilità economica dei nuovi reattori proposti è da verificare e che della tecnologia di questi nuovi reattori non esiste alcun impianto realizzato in Occidente, visto che l’Italia – dove il nucleare è già stato battuto da referendum sostenuti da un ampio consenso popolare – è un Paese densamente popolato, con un diffuso rischio sismico, con vaste aree a rischio di alluvione e frane e visto che, in 14 anni, non si è ancora localizzato un deposito per i rifiuti radioattivi, il programma di costruzione di reattori nucleari è poco credibile e produce soprattutto un effetto preoccupante: frena l’impegno per accelerare lo sviluppo – possibile, necessario e conveniente – delle rinnovabili.
Per queste ragioni, – conclude la nota – per contribuire ad una più corretta informazione sulle scelte energetiche e ambientali, per affrontare più seriamente la crisi climatica, promuoviamo un “100% rinnovabili Network”.
Rapporto: Verso la neutralità climatica 100% rinnovabile
Il Rapporto Verso la neutralità climatica con elettricità 100% rinnovabile che è stato pubblicato dalla omonima rete, si sviluppa in 40 punti (e una ricca bibliografia):
- Cambiamento nei vettori energetici, priorità dell’elettrico;
- Cambiamento nella struttura degli usi finali, priorità all’integrazione;
- Eolico e solare per una decarbonizzazione veloce e a basso costo;
- Sinergia stagionale della fonte solare con quella eolica;
- Potenziale eolico italiano più che sufficiente per l’equilibrio stagionale;
- Solare ed eolico a terra e “consumo di suolo” immaginario;
- Solare a terra: un’occasione per la biodiversità;
- Distretti rinnovabili per minimizzare la trasmissione elettrica;
- Distretti rinnovabili per massimizzare le relazioni territoriali;
- Eolico e paesaggio, per un’estetica non disconnessa dall’etica;
- Paesaggio rinnovabile vs. paesaggio fossile;
- Processi autorizzativi coerenti, aree inidonee come aree di riserva integrale;
- Eolico in mare, una prospettiva industriale;
- Usi razionali delle biomasse;
- Miglior uso delle biomasse, carbonio biogenico in distretti rinnovabili;
- Idroelettrico esistente e suo ripensamento nell’epoca dell’estremizzazione climatica;
- Reti di teleriscaldamento per aumentare le opzioni di decarbonizzazione;
- Accumuli distribuiti per usi termici;
- Geotermia ad alta e bassa entalpia;
- Le riqualificazioni energetiche degli edifici, una prospettiva di lungo periodo;
- L’idrogeno, gli elettro-biocombustibili e i loro usi razionali;
- Idrogeno e rinnovabili primarie, ovvero il carro davanti ai buoi;
- Prezzi dinamici dell’elettricità per la domanda flessibile;
- Prezzi zonali dell’elettricità per la visibilità territoriale dei progressi nelle rinnovabili;
- Interconnessione elettrica, scala nazionale;
- Interconnessione elettrica, scala europea e oltre;
- Elettrificazione degli usi termici industriali, allarme ingiustificato vs. opportunità;
- Elettrificazione del trasporto, condizione necessaria ma non sufficiente per la mobilità sostenibile;
- Mobilità sostenibile, cura del ferro per le città, digitale per tutti i territori;
- Accumuli elettrochimici: evitare le esagerazioni;
- Mezzogiorno e aree interne d’Italia, per una loro nuova centralità energetica;
- Le opportunità energetiche nel Mezzogiorno e i rischi dell’autarchia regionalistica;
- Povertà energetica: evitare azzardi sulle bollette;
- Lavoro;
- Sobrietà, modi di vita indipendenti dai vortici dell’eccesso consumista;
- Economia circolare, oltre il riciclo;
- Dieta per clima, salute e territorio;
- Trasparenza non “neutralità tecnologica”;
- Partecipazione democratica e territoriale agli investimenti;
- Decarbonizzazione, pace e cooperazione internazionale.
Per approfondire, invece, tutti gli aspetti di impatti negativi e di rischi della rinnovata campagna nucleare in atto, qui c’è l’altro Rapporto, pubblicato in contemporanea, La chimera del nucleare. Tutti i problemi irrisolti di una tecnologia costosa, tardiva, rischiosa e in declino nel mondo.






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