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Abbate e Onufrio, Greenpeace Italia: Cassazione e ICJ, due storici pronunciamenti

Con Simona Abbate, Energy & Climate campaigner, e Giuseppe Onufrio, Direttore di Greenpeace Italia, abbiamo parlato della sentenza della Cassazione e del parere della Corte Internazionale di Giustizia sul tema delle emissioni, dei danni al e dal clima e delle relative responsabilità. Abbiamo inoltre parlato dell’ultimo rapporto di IRENA sul costo di produzione di energia rinnovabile (video integrale calce)

Simona Abbate, sulla sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Riunite che ha dato ragione a Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadine e cittadini (che nei mesi scorsi avevano fatto ricorso alla Suprema Corte, chiedendo se in Italia fosse possibile o meno portare le aziende inquinanti in tribunale per chiedere giustizia climatica) afferma che “la Cassazione ci ha dato una risposta storica. Questa sentenza non è valida solo” per La Giusta Causa, “ma fa giurisprudenza“. “La sentenza della Corte dice chiaramente che anche in Italia si può avere giustizia climatica. Nessuno, nemmeno un colosso come ENI, può più sottrarsi alle proprie responsabilità.

Si può dire, secondo Abbate, che si “apre un capitolo nuovo per l’attivismo ambientale“. Secondo la Suprema Corte, i giudici italiani si possono pronunciare sui danni derivanti dal cambiamento climatico sia sulla scorta della normativa nazionale, quanto delle normative sovranazionali e che, dunque, le cause climatiche nel nostro Paese sono lecite e ammissibili anche in termini di condanna delle aziende fossili a limitare i volumi delle emissioni climalteranti in atmosfera. La pronuncia allinea l’Italia agli altri paesi più evoluti in cui il clima e i diritti umani trovano una tutela giurisdizionale e indica la strada per tutte le future azioni giudiziarie nel nostro Paese. La tutela dei diritti umani fondamentali di cittadine e cittadini minacciati dall’emergenza climatica è superiore a ogni altra prerogativa e da oggi sarà possibile avere giustizia climatica anche nei tribunali italiani.

Cosa succede ora nella Giusta Causa? “Ripartirà il processo ordinario ed entreremo finalmente nel merito, perché è questo il cuore della discussione“, rispetto alla documentazione tecnico scientifica presentata che mostra “le responsabilità del comparto fossile e il fatto che il comparto, in particolare anche Eni, era a conoscenza del proprio impatto ambientale nel corso degli anni“.

Due pronunciamenti che si parlano

Per Giuseppe Onufrio sono “due segnali positivi in un contesto generalmente negativo; due pronunciamenti che si parlano in quanto assumono lo stesso tipo di approccio” e “che vanno, purtroppo, oggi controcorrente” dati i contesti internazionali, sul clima, sui conflitti, sui diritti umani. Il direttore di Greenpeace ci ha parlato della “dittatura negazionista” che governa oggi gli Stati Uniti.

La sentenza della Cassazione“, evidenzia il direttore di Greenpeace Italia, “è operativa, rispetto a quella dell’ONU ha un carattere cogente“. A proposito di climate litigation (così come si chiamano le cause climatiche), tiene a sottolineare che “Greenpeace ha avviato una delle prime, nelle Filippine“. “Sembrano deboli, ma così non è” , ha aggiunto: si consolida “un elemento di diritto in un contesto dove il diritto spesso è calpestato“.

Onufrio poi, anticipando a Via col Vento che sarà l’ultima intervista che rilascia come direttore di Greenpeace Italia (da settembre, dice, sarà avvicendato alla direzione da Chiara Campione) ha sottolineato che “anche se non esiste una unica corte europea, le corti europee guardano ciascuna un po’ cosa fa l’altra“, anche perché evidenzia “la maggior parte delle norme sono europee e quindi la radice (giuridica, ndr) è la stesa“. Partendo da un’analoga causa contro Shell in Olanda, “la differenza è più nella giurisprudenza e non nel diritto“. Il direttore poi si dice particolarmente contento perché le due vittorie “sono sì sul clima, ma anche sui diritti umani“. E non è un caso, conclude “che c’è una convergenza di campagne con organizzazioni che tipicamente si sono occupate di diritti umani, come Amnesty. Perché la questione climatica sta diventando la questione che di gran lunga impatta di più sulla vita concreta delle persone“.

Transizione rallentata dalle compagnie fossili in regime di oligopolio

Sulla transizione verso le energie rinnovabili, che è rallentata “in tutti i modi” dalle compagnie fossili, evidenzia Onufrio, “potrebbero fare soldi anche loro con le rinnovabili, ma non è così perché sono soggetti che appartengono a un mercato oligopolistico in cui pochi possono entrare“, mentre nel mondo delle rinnovabili “c’è di tutto, molto dinamico, centinaia di imprese e questi soggetti non hanno alcuna intenzione di mettersi in competizione con chi fa quello come core business”.

Sull’ultimo rapporto di IRENA sul Costo di produzione di energia rinnovabile, che ha evidenziato che già oggi l’eolico onshore e a seguire il solare fotovoltaico sono le fonti più economiche per la produzione di energia, Abbate sottolinea che “quel report dimostra che gli ambientalisti avevano e hanno ragione su tutto“.

Il più grande stravolgimento del mercato energetico globale: l’eolico offshore galleggiante

Per Onufrio, i produttori petroliferi e di gas non traslano verso la tecnologia dell’eolico offshore non per una posizione ideologica ma perché “stanno difendendo il proprio potere, di un settore in cui sono in pochi a comandare, perché è minacciato dalla transizione. È vero che potrebbero spostare la propria tecnologia verso l’eolico, ma la filiera produttiva dell’eolico non è sotto il loro controllo.

Proprio sull’eolico offshore, il direttore conclude con la speranza che decolli presto: “se partirà l’eolico galleggiante, come spero, questo sarà il più grande stravolgimento del mercato energetico a livello globale. Anche se alcune di queste aziende (petrolifere, ndr) sono un po’ in questo settore (dell’eolico offshore floating, ndr), lo sono assieme a tantissimi altri soggetti“.

Speranza, questa in particolare, che certamente condivido.

Buona visione e buon ascolto con

la video intervista integrale:

Via col Vento

di energie rinnovabili, politiche climatiche e notizie