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Ondata di calore, nucleare: la Francia spegne tre reattori e riduce la produzione di molti altri

La straordinaria ondata di calore che ha colpito la Francia ha costretto Électricité de France (EDF, il fornitore francese di energia elettrica) a fermare d’urgenza tre reattori nucleari: gli impianti di Golfech (Tarn-et-Garonne) sulla Garonna, Bugey (Ain) sul Rodano e Nogent-sur-Seine (Aube) sulla Senna.

Oltre a questi arresti completi, si sono registrate riduzioni di produzione anche in altri siti. A Nogent-sur-Seine, il secondo reattore ha continuato a funzionare con una potenza erogata regolata, su richiesta di RTE (l’operatore francese della rete di trasmissione elettrica) per contribuire alla sicurezza della rete. Anche il sito di Saint-Alban nell’Isère, il primo a ricevere avvisi da EDF a metà giugno, così come il sito di Blayais nella Gironda, sono stati sotto stretto monitoraggio e soggetti a possibili riduzioni di potenza. Complessivamente, secondo i dati di mercato, l’ondata di calore ha portato alla dismissione di quasi 4 GW di capacità nucleare, pari a circa il 6% del parco impianti, attraverso una combinazione di arresti completi e riduzioni di potenza.

Non si tratta di un problema di sicurezza interna degli impianti, bensì di una misura di tutela ambientale rigidamente regolamentata. Per condensare il vapore e raffreddare i reattori, le centrali prelevano acqua dai fiumi e la immettono nuovamente nel corso d’acqua, aumentandone la temperatura (fino a un massimo di 6 °C).

Quando la temperatura del fiume a valle supera determinate soglie critiche (spesso fissate intorno ai 28 °C), la legge impone a EDF di ridurre la potenza o spegnere i reattori. Questo serve a evitare il surriscaldamento delle acque, che causerebbe asfissia dei pesci e la proliferazione di alghe tossiche, distruggendo l’ecosistema locale.

Consumi record e prezzi alle stelle

RTE, il gestore della rete elettrica francese, ha rassicurato i cittadini escludendo il rischio di blackout. Tuttavia, il blocco dei reattori ha coinciso con un picco storico dei consumi dovuto all’uso massiccio dei condizionatori (che da soli richiedono una potenza equivalente a 10 reattori nucleari). Questa forbice tra calo della produzione e aumento della domanda ha fatto impennare i prezzi dell’elettricità all’ingrosso, che hanno raggiunto i 280 €/MWh.

Questi arresti rivelano una tendenza fondamentale. Per ora, l’impatto rimane limitato su base annua: EDF stima che la diminuzione della produzione legata a vincoli ambientali sia dello 0,3% all’anno. Ma la traiettoria è preoccupante. Senza aggiustamenti, questa diminuzione potrebbe raggiungere una media dell’1,4% entro il 2035, poi dell’1,5% entro il 2050, con un aumento di tre o quattro volte degli arresti forzati. Questi periodi di riduzione della produzione, a lungo confinati al cuore dell’estate, si verificano ora già alla fine della primavera, il che la dice lunga sull’accelerazione del fenomeno.

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