Dai dati consuntivi 2022 di Eni Plenitude: solo 2 GW da energia rinnovabile, 2% dei ricavi e investimenti fatti per due terzi all’estero e uno in Italia
Due anni fa (flashback, come nelle migliori serie tv), a proposito di un’acquisizione di progetti eolici in Italia (per 315 MW complessivi), l’a.d. di Eni Claudio Descalzi dichiarava che gli obiettivi sulle rinnovabili del gruppo del gigante petrolifero nazionale erano “raggiungere i 4 GW di capacità installata nel 2024, per poi arrivare a 15 GW nel 2030 e a 60 GW nel 2050 come previsto dalla nostra strategia“.
Le rinnovabili, per ora, solo poco più di un obiettivo
Il primo bilancio (2022) di Eni Plenitude, la controllata Eni che ha assorbito le attività gas e luce del gruppo e che si occupa anche di rinnovabili, è stato approvato qualche mese fa con ricavi per 12,6 miliardi di euro e una perdita netta di 109 milioni. Dallo stesso bilancio si evince che l’attività rinnovabile della società Eni è meno che residuale, al momento: 281 milioni, il 2% o poco più dei ricavi complessivi (12.638), seppur in minima crescita da circa 1.5% del 2021.
Poca cosa, pochissima, rispetto a quanto dovrebbe invece accadere nel mercato energetico e nel relativo mix, in vista della decarbonizzazione. E in vista di come si sta muovendo l’economia di tutto il mondo, di come dovrebbe muoversi la società tutta.
E infatti il 98% (12,4 miliardi circa) degli altri ricavi sono rivenienti da vendita di gas naturale (circa 5,4 miliardi, oltre il 43%) e di energia da fonti non rinnovabili (circa 7 miliardi, 57%).
I passi avanti del 2022
Se si esaminano i dati sulla capacità rinnovabile da eolico e solare fotovoltaico, dichiarati dalla stessa società nel suo bilancio, si evince come Eni Plenitude abbia quasi raddoppiato la propria capacità a circa 2,198 GW (da 1,195), per lo più grazie ad acquisizioni fatte soprattutto all’estero. L’aumento di nuova capacità infatti, riviene dall’estero per quasi due terzi: 693 MW su 1.071 (65%) da acquisizioni fatte all’estero e 378 MW da acquisizioni in Italia (35%).
Quanto alle due tipologie di rinnovabili nei propri assets, al 2022 Eni Plenitude disponeva di complessivi 1,185 GW da fotovoltaico (+643 MW sul 2021) e di complessivi 1,013 GW da eolico onshore (+428 MW).

Eni rinnovabile all’estero, poco in Italia
Andando nei dettagli dello sviluppo della poca attività rinnovabile, balza all’occhio che la capacità rinnovabile della società che dovrebbe essere il fiore “verde” all’occhiello di Eni, viene per due terzi dall’estero, e dal territorio italiano solo per il rimanente terzo o poco più.
Quanto al solare fotovoltaico (compresa la capacità di accumulo, lo storage), infatti, su 1,185 GW complessivamente installati al 31 dicembre 2022, solo 175 MW erano in Italia (15%) e 1.010 MW (85%) all’estero (Stati Uniti, Francia, Australia e Spagna, come da dettagli del riquadro).
E nello stesso bilancio, infatti, la società dichiara l’acquisizione di Solar Konzept Greece, “titolare di una piattaforma per lo sviluppo di impianti fotovoltaici in Grecia” con “progetti di circa 800 MW, che costituiranno la base per l’ulteriore sviluppo del portafoglio di rinnovabili nel Paese“; di “Corazon Energy Class B LLC, di Guajillo Energy Storage LLC e di Corazon Energy Services LLC (di seguito congiuntamente “Corazon”)” titolari “di un impianto fotovoltaico in Texas, con una capacità complessiva di 266 MW“. Nel bilancio si ricorda anche che nel mese di ottobre 2021 è stata acquisita la Dhamma Energy Group, “titolare di una piattaforma per lo sviluppo di impianti fotovoltaici in Francia e in Spagna. Il portafoglio impianti di Dhamma include una pipeline di progetti in vari stadi di maturità di quasi 3 GW, distribuita nei due paesi, ed anche impianti già in esercizio o in fase avanzata di costruzione in Francia per circa 120 MW.”; e nel luglio 2021 un acquisizione “di nove progetti di energia rinnovabile in Spagna controllato da Azora Capital. L’operazione ha previsto in un primo momento l’acquisizione di tre parchi eolici in esercizio situati nel nord della Spagna, per una capacità complessiva di circa 100 MW” e che “include cinque grandi progetti fotovoltaici in avanzato stato di sviluppo per circa 1 GW.” La società inoltre scrive nel suo bilancio che “a gennaio 2023 Plenitude ha avviato la produzione dell’impianto “Golden Buckle Solar Project” nella contea di Brazoria in Texas. L’impianto ha una capacità di 263 MW“.
Peraltro, in contraddizione con questo dato, è una capacità che riporta nel conteggio del raddoppio di capacità da fonte rinnovabile, rispetto al 2021. Se la produzione è stata avviata solo a gennaio 2023, come fa a essere inserita la sua capacità annuale in quella del 2022?
L’eolico
Quanto al settore eolico (tutto di tipo onshore, al momento), su 1,013 GW complessivamente installati al 31 dicembre 2022, 669 MW erano in Italia (67%) e 334 MW (33%) all’estero (Spagna, Kazakistan e Stati Uniti, come da dettagli del riquadro).
In relazione all’energia dal vento, la relazione sulla gestione del bilancio 2022 di Eni Plenitude riporta l’accordo del novembre 2021 che “Eni North Sea Wind Limited, ha sottoscritto con le società Equinor New Energy Limited e SSE Renewables Offshore Windfarms Holding Limited” per l’acquisizione del “20% del capitale sociale della società Doggerbank Offshore Wind Farm Project 3 HoldCo Limited (di seguito “Dogger Bank C”). Il perfezionamento dell’operazione è avvenuto in data 10 febbraio 2022. Dogger Bank C è la terza fase del più grande parco eolico offshore al mondo (3,6 GW), attualmente in costruzione.” I lavori si sono avviati nello scorso fine settimana. E’ del luglio 2022 l’accordo tra “Plenitude e HitecVision” “per l’espansione dell’attività della joint venture norvegese Vårgrønn con l’obiettivo di consolidarne la presenza tra i più importanti player del settore eolico offshore. L’operazione è stata finalizzata ad ottobre con il conferimento da parte di Plenitude a Vårgrønn del 100% delle quote in Eni North Sea Wind“.
Si sottolinea anche l’ “investimento in EnerOcean, S.L., una società spagnola che sviluppa W2Power, una tecnologia innovativa per impianti eolici galleggianti.” E sempre nel paese iberico, il bilancio Eni Plenitude riporta come sia stato inaugurato a ottobre “il parco eolico spagnolo El Monte da 104,5 MW, nella regione Castiglia La Mancha, realizzato in collaborazione con il partner strategico Azora Capital“.
Sul versante italiano, si riporta dell’accordo del 2022 di “GreenIT, la joint venture tra Plenitude e l’italiana CDP Equity, impegnata nello sviluppo della capacità di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili“, per “l’acquisizione dell’intero portafoglio del Gruppo Fortore Energia, costituito da quattro parchi eolici onshore operanti in Italia, con una capacità complessiva di 110 MW (56 MW in quota Eni)“; nell’aprile 2022 “GreenIT ha firmato un accordo con il fondo Copenhagen Infrastructure Partners (CIP) per la costruzione e la gestione di due parchi eolici offshore galleggianti in Sicilia e in Sardegna, con una capacità totale prevista di circa 750 MW.” Si tratta in realtà del portafoglio progetti di Copenhagen Offshore Partners che sta portando avanti in Italia, di cui abbiamo trattato diverse settimane fa.
Infine, il bilancio riporta come a fine anno “Plenitude, attraverso la sua controllata Eni New Energy SpA, ha acquisito il 100% di PLT (PLT Energia S.r.l e SEF S.r.l. e rispettive controllate e partecipate), un gruppo italiano con un portafoglio di asset rinnovabili di oltre 400 MW (>80% eolico) di asset in Italia, per l’80% già operativi e per il 20% in costruzione con avvio atteso entro il 2024 e 1,2 GW di progetti in fase di sviluppo (>80% eolico), in Italia e Spagna, per il 60% ad un avanzato stadio di maturità.“
Greenwashing o rinnovabili?
Tutta questa attività di acquisizioni sembrerebbe, invero, una discreta azione sulla decarbonizzazione da parte di Eni. Ma se si ritorna sui numeri, però, resta la freddezza asettica dei dati riportati all’inizio di questo approfondimento:
- solo il 2% dei ricavi 2022 di Eni Plenitude sono stati da energie rinnovabili;
- la capacità installata ad oggi – nonostante tutti i progetti e le mosse messi in campo- al momento è di poco più di 2 GW;
- due terzi degli investimenti e della capacità rinnovabile sono ad oggi sull’estero.
E’ lo stesso bilancio di Eni Plenitude che ricorda della “campagna pubblicitaria legata al Festival di Sanremo“, per annunciare “la transizione da Eni gas e luce al nuovo marchio Plenitude, lanciato poi ufficialmente a partire dal 7 marzo 2022. Durante l’anno 2022 sono stati previsti investimenti in pubblicità e in progetti di comunicazione, sia in Italia sia in Spagna, che hanno contribuito a rafforzare il posizionamento“.
Pubblicità e comunicazione. Per fare cosa esattamente? A fronte di un dato consuntivo di 2% dei ricavi 2022 a fronte del 98% di ricavi da gas ed energia non rinnovabile. Quindi chi ha sempre parlato di greenwashing del gigante fossile nazionale sbagliava e sbaglia?
Tre questioni aperte
In conclusione, restano tre interrogativi:
Perché Eni sta investendo sulle rinnovabili in gran parte all’estero, compresa la partecipazione al più grande parco eolico oggi in costruzione 80 miglia al largo delle coste inglesi, anziché in Italia? Dell’intera capacità rinnovabile installata allo scorso dicembre, infatti (vedi tabella), il 38% è in Italia e il 62% all’estero, di cui: 36% in Usa, 13% in Spagna, 5% in Francia, 4% in Kazakistan e 3% in Australia.
Come pensa Eni, e per essa Eni Plenitude, di arrivare a quegli obiettivi di energia rinnovabile in termini di GW, 15 al 2030 e 60 al 2050? Nel piano strategico Eni presentato nello scorso febbraio è solo confermato l’obiettivo al 2030 (mutato in “oltre 15 GW” che segue quello di “oltre 7 GW entro il 2026“. Vi si afferma che Plenitude continuerà ad avere una crescita “significativa, supportata da oltre 11 GW di progetti e opportunità.” Ma non si sa né come, né dove.
Infine la principale: a fronte di quel 98% da bilancio Plenitude, è Eni che ha lavorato e sta lavorando su gas e fossili in base alla strategia del governo, che vuole fare dell’Italia il famigerato “hub europeo del gas”? O è il governo che ha in mente questa strategia -del tutto incompatibile con quanto richiedono la scienza mondiale del clima e tutti gli accordi europei e internazionali di decarbonizzazione- perché Eni lavora e vuole continuare a lavorare su gas e fossili?
Foto: Ansa
Tabella: Eni Plenitude, Bilancio 2022






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