Una giornata in attesa. Di attese. Di aspettative. Di speranza disperata.
COP28 si chiuderà oggi come previsto? I negoziati sono ancora in frenetica attività quasi su tutto. Riuscirà l’UE ad avere la forza politica, dimostrata in questa fase, di trascinare altri Paesi, oltre i circa 80 che, insieme all’Unione e tutti gli stati insulari, sono oggi per il phase out dai fossili? Cina e Usa continueranno a stare nell’ombra e alla finestra? Riuscirà il presidente Sultan al Jaber ad ottenere un risultato storico? O passerà alla storia dei negoziati climatici solo come un grande bluff?
Come ha detto ieri il segretario esecutivo UNFCCC, Alan Stiell: un’alta ambizione è ancora possibile ma le Parti devono abbandonare la logica del “io vinco, tu perdi“. Come invece ha sottolineato il segretario generale ONU, Antonio Guterres, “il nostro pianeta scorre veloce verso la mezzanotte degli 1.5 E l’orologio continua a ticchettare“.
Se non si chiuderà come tutti ci aspettiamo e, a questo punto e dopo le bozze di ieri, soltanto speriamo, sarà una sconfitta di tutti. Di qualcuno di più, però: i nomi son tutti lì, nelle cronache di questi giorni. Che si sta assumendo la responsabilità storica di assicurare a questo pianeta e chi ci vive su, e non siamo solo noi come Umanità, un futuro dai colori grigiastri e neri. Colori fossili.
Incrociamo le dita (oltre che le bozze di testi decisori) e speriamo.
Finché c’è vita, c’è speranza.






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