Ieri era stata impugnata dal Consiglio dei Ministri che ne aveva chiesto l’immediata sospensione
Elettricità Futura ha presentato una denuncia alla Commissione europea per sollecitare l’avvio di una procedura di infrazione in merito alla Legge Regionale della Regione Sardegna n. 5/2024 (“Misure urgenti per la salvaguardia del paesaggio e dei beni paesaggistici e ambientali”) che istituisce il divieto di realizzare nuovi impianti di produzione e accumulo di elettricità rinnovabile fino a 18 mesi.
“Bene che anche il Governo proceda con l’impugnazione della moratoria sulle rinnovabili approvata dalla Regione Sardegna il 2 luglio 2024, un’azione che Elettricità Futura – si legge in una nota dell’Associazione delle imprese elettriche italiane – aveva richiesto, già lo scorso 10 luglio, dati gli evidenti profili di illegittimità costituzionale e di netto contrasto con l’ordinamento nazionale ed europeo.”
Insanabile contrasto con il quadro normativo europeo
Nella denuncia di Elettricità Futura alla Commissione europea viene illustrato come la moratoria “sia in insanabile contrasto con l’intero quadro giuridico europeo in materia di produzione di energia rinnovabile.” In particolare, per l’Associazione la moratoria è “in netto contrasto con il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (articoli 4, 49, 56 e 194), con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (articolo 16) e con la Direttiva UE 2018/2001 (“Direttiva RED”, articoli 15, 16 ter e 16 septies) che prevede l’obbligo per gli Stati membri di attuare il principio della prevalenza dell’interesse alla realizzazione e all’esercizio di impianti rinnovabili rispetto a interessi concorrenti sino al raggiungimento della neutralità climatica.” Si tratta di un principio di Diritto comunitario per il quale una norma di uno Stato membro adottata in violazione di esso – come è la moratoria della Sardegna – dovrebbe indurre le Amministrazioni, tra cui il MASE, e i Giudici a disapplicarla.
Consiglio dei Ministri si rivolge alla Consulta
Dal canto suo, il governo Meloni ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Sardegna. Per l’esecutivo la norma eccede le competenze proprie della Regione secondo lo Statuto e si pone in contrasto con la normativa statale ed europea, con la violazione degli articoli 3, 41 e 117 della Costituzione. Il Cdm chiede anche alla Consulta che si applichi immediatamente e in via cautelare la sospensione dell’articolo 3, il cuore della norma.
Segnale a tutte le Regioni
“Se già nel complesso il nostro Paese non è certo vicino alla neutralità climatica”, dichiara Agostino Re Rebaudengo, Presidente Elettricità Futura, “lo è ancora meno la Sardegna, che oggi soddisfa i suoi fabbisogni elettrici per oltre il 70% con fonti fossili, tra cui il carbone, uno dei combustibili più inquinanti e climalteranti a cui dovrà dire addio entro il 2028 proprio grazie agli impianti rinnovabili e ai sistemi di accumulo di cui oggi vieta lo sviluppo. L’impugnazione della moratoria sarda da parte del Governo è un segnale a tutte le Regioni, tenute ad emanare le leggi attuative del DM Aree Idonee.”
“Auspico che le Regioni – ha aggiunto Re Rebaudengo – vi leggano una chiamata alla responsabilità e lavorino per sviluppare i nuovi impianti rinnovabili necessari a raggiungere i target regionali fissati dal DM Aree Idonee. Nel caso della Sardegna, l’obiettivo è installare oltre 6 GW aggiuntivi al 2030 (rispetto a quanto installato al 31 dicembre 2020): per raggiungerlo dovrebbe installare 1 GW all’anno, quando invece negli ultimi anni ne ha installato circa 0,2 GW all’anno. Cioè dovrebbe fare 5 volte di più all’anno, anziché bloccare tutto.“
L’Italia deve attuare le Direttive RED II e RED III
“Abbiamo ritenuto opportuno denunciare la moratoria alla Commissione europea”, prosegue il presidente dell’associazione, “in primis, perché contrasta con l’ordinamento europeo, ma anche per mandare un messaggio chiaro e di portata più ampia: l’Italia è tenuta ad attuare le Direttive europee, RED II e RED III, emanando provvedimenti con esse coerenti. Duole constatare che non solo la moratoria della Sardegna, ma anche gli ultimi provvedimenti del Governo, come il DL Agricoltura, il DM Aree Idonee e il D.lgs sui regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili (da alcuni chiamato Testo Unico delle rinnovabili), sono in contrasto con la normativa europea e rendono impossibile il raggiungimento del target rinnovabili 2030. “Il Pianeta è sull’orlo del baratro”, anche secondo l’allarme appena ribadito dall’ONU. È incredibile l’ostinazione del nostro Paese nel frenare la transizione energetica”.
Solo due giorni fa, Elettricità Futura si era scagliata anche contro il governo, chiedendo che non vengano messe nuove barriere e impedimenti allo sviluppo delle energie rinnovabili dal prossimo Decreto legislativo sui regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili (da molti chiamato Testo Unico delle rinnovabili), in attuazione della delega prevista dall’art.26, commi 4 e 5, lettera d, della Legge 118 del 2022 Legge sul mercato e la concorrenza.
Infine, la nota chiude con un ammonimento di carattere generale: “Elettricità Futura farà valere, in ogni possibile sede, la necessità che l’Italia e le sue Regioni rispettino pienamente le norme europee, un dovere e una condizione indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili e di riduzione delle emissioni di anidride carbonica.”
Fonti: Elettricità Futura, Ansa






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